Christian Esseyt
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Roma, il coraggio che manca: l’ottavo anno lontano dalla Champions non è più un caso.
Bologna-Roma non è stata semplicemente una partita, è stata la prima battaglia di quella che, di fatto, si preannuncia come una vera e propria guerra sportiva.
Il pareggio maturato al Dall’Ara lascia infatti tutto aperto in vista del ritorno di giovedì prossimo allo Stadio Olimpico, dove la squadra di Gian Piero Gasperini affronterà nuovamente il Bologna guidato da Vincenzo Italiano in uno scontro diretto che traccerà una linea netta tra due stagioni particolari.
Due percorsi iniziati con aspettative diverse e sviluppatisi tra momenti complessi, passaggi travagliati e fasi di evidente difficoltà. Eppure, proprio ora che il traguardo si avvicina, entrambe le squadre sembrano aver trovato una propria identità.
Il Bologna di Italiano incarna perfettamente il carattere del suo allenatore: una squadra sfacciata, coraggiosa, quasi provocatoria nel modo di stare in campo. Non teme l’avversario né il contesto, sia esso in casa o in trasferta. L’impostazione tattica è chiara: pressione altissima, difensori sulla linea di centrocampo e una continua invasione dello spazio dell’avversario. Un calcio aggressivo, che toglie ossigeno e serenità a chi prova a costruire.
Ed è proprio questo tipo di pressione che storicamente mette in difficoltà le squadre di Gasperini, abituate sì all’intensità, ma meno alla perdita della propria zona di comfort quando il pressing diventa asfissiante.
Eppure, la Roma può contare su un’arma che nella gara d’andata non ha potuto sfruttare appieno: il talento dei singoli. Nomi come Donyell Malen e Paulo Dybala rappresentano potenzialmente il fattore decisivo nelle partite che si decidono sui dettagli. Dybala, però, non sarà della partita al ritorno, lasciando un vuoto tecnico e creativo difficile da colmare, per quella che sarà la parte finale di questa stagione.
Possibile invece il recupero di Matías Soulé e di altri elementi che potrebbero offrire nuove soluzioni a Gasperini. All’andata, infatti, la differenza l’hanno fatta proprio i singoli del Bologna. Su tutti Federico Bernardeschi e Rowe, protagonisti di una prestazione sorprendente che ha acceso il Dall’Ara e lasciato senza risposte la difesa giallorossa, evidenziando ancor di più le difficoltà tecniche di singoli.
La Roma, tuttavia, è riuscita a strappare un risultato prezioso. Un pareggio che, per come si era messa la partita, ha quasi il sapore di una vittoria. I giallorossi erano andati sotto anche in seguito a episodi controversi — come un possibile cartellino giallo non assegnato nel finale del primo tempo — e hanno dovuto fare i conti con la sfortuna, rappresentata dai due pali colpiti proprio da Malen.
L’attaccante olandese resta comunque uno dei punti di riferimento dell’attacco romanista, non solo per i gol, ma per la sua capacità di far salire la squadra, dialogare con i compagni e dare profondità alla manovra offensiva. Per molti osservatori è già l’attaccante più decisivo della Roma nel periodo successivo all’era di Edin Džeko.
Giovedì, però, sarà tutta un’altra storia. All’Olimpico la Roma potrà contare sul sostegno del proprio pubblico, quel “dodicesimo uomo” che in alcune delle partite più importanti della stagione, anche in trasferta, ha fatto l’assoluta differenza.
Il ritorno contro il Bologna potrebbe quindi rappresentare uno snodo cruciale non solo per questa doppia sfida, ma anche per definire l’esito della prima stagione del nuovo ennesimo ciclo romanista sotto la guida dei Friedkin. Un ciclo che guarda già al futuro: dal progetto del nuovo stadio di Pietralata, recentemente approvato dall’assemblea comunale, fino alle voci sempre più insistenti su un possibile ritorno di Francesco Totti in società proprio in vista del centenario del club.
La battaglia del Dall’Ara è stata soltanto il primo capitolo, il verdetto finale si scriverà all’Olimpico, e lì, più che mai, non ci sarà spazio per i compromessi.